Lacrime...
01/02/2008 - 10:50
Al gelido vento che ferisce il mio volto
lascio le lacrime che a te rivolgono
i miei ormai solitari pensieri spenti
ceneri di un lontano sogno d'amore
che mai dimentico, che mai abbandono.
Vorrei scrivere di meravigliosi sogni
vorrei sentire il vento del deserto
vorrei volare negli spazi lontani
vorrei che il tempo non fosse
vorrei tornare alla notte dei tempi
vorrei uscire dal mio corpo
vorrei avere il coraggio di cambiare
vorrei rivoluzionare tutto
ed invece
nel frenetico tempo che scorre
mi faccio vivere dagli eventi
segnare dal tempo
sorpassare dalla vita
ormai rassegnato
abbandonato
al vento che va.
Silenzio...
30/01/2008 - 14:39
Ricordo,
nel silenzio tra un battito e l'altro del mio cuore
mentre il respiro attende d'essere
suoni accennati che sfioravano la mia vita
onde lievi che carezzavano i miei pensieri
cieli tersi che investivano il mio cuore
un sole immenso che irradiava la mia anima
tu.
Racconti...
29/01/2008 - 11:01
Nella notte che avvolgeva il mio ritorno a casa, vidi un grande albergo illuminato. Era tardi ed ero molto stanco, decisi di fermarmi e pernottare. Il nome era altisonante, Peter the Great Hotel, impressionante quanto l'ingresso, ci sarebbe potuto entrare un TIR. Facciate con gargoyle, vecchie lanterne, immense vetrate. Appena varcata la solita porta girevole, vidi la grande hall che si riempiva di colorati arazzi, il suono di un pianoforte anni 20, immense librerie con tavolini in legno, poltroncine con imbottitura ricoperta di velluto rosso pompeiano. Poche persone che leggevano sorseggiando un tè e chiacchierando spensieratamente sulla filosofia di alcuni scrittori. Alla fine cercai di capire dove fosse la reception e mi accorsi che gli occhi di un piccolo omino mi stavano fissando ormai da tempo con insistenza, forse i miei jeans e la maglietta dell'Hard Rock Cafè non si sposavano molto bene con le giacche ed i gemelli indossati dagli altri ospiti, ad ogni modo mi mossi verso quello strano personaggio per chiedere una stanza. Ovviamente mi disse che non c'erano più stanze perchè l'hotel stava ospitando un congresso, gli dissi che purtroppo non avevo alternative e che ero molto stanco, certo avrei potuto dormire in macchina, ma cosa avrebbero detto gli ospiti vedendo un poveraccio dormire fuori dell'albergo? E così mi spiegò che nell'ala in ristrutturazione era disponibile qualche stanza usata dagli operai che in quei giorni erano fermi proprio per il congresso, a quel punto capii che avrei dormito al caldo, non in una stanza a cinque stelle però in un letto morbido. Mi diede la chiave, stanza 9801 e mi indicò come arrivarci, abbastanza complesso. Dovevo passare da un corridoio non illuminato, attraversare un'arcata con dei gargoyle per sbucare in una hall fatta di fontane chiuse. Lì avrei trovato due scale in marmo per portarmi ai piani superiori, quindi prendere il corridoio sulla destra per trovarmi finalmente nella mia stanza. Feci tutto il tragitto, non era il massimo al buio, c'era un odore strano, ma il sogno di un morbido letto mi fecero passare anche sui tanti ragni che c'erano in giro. Quando varcai l'arcata dei gargoyle provai un certo senso d'inquietudine, forse la paura che mi cadesse addosso quell'enorme blocco di marmo. Ad ogni modo alla fine arrivai. Stanza grande, letto enorme, pareti piene di quadri coperti con lenzuola impolverate. C'era un'altra porta al di là della stanza, aveva sopra un altro numero incomprensibile ma, quella porta mi ricordava qualcosa. Avevo l'impressione di aver già visto quella porta, grande, fatta di legno marcio, piena di noduli. Lasciai la valigia sul letto e mi avvicinai alla porta, cercai di sentire se provenissero rumori dall'altra parte, ma nulla, nessun suono. All'improvviso però sentii un rumore, qualcosa che mi incuriosì, una specie di voce, forse un operaio, non sapevo cosa pensare, provai ad aprirla ma nulla accadeva. Allora presi una rincorsa e diedi una spallata, la porta si spalancò e mi ritrovai su di un piccolo pianerottolo con delle scale di legno, sicuramente da anni nessuno le usava. Sentii un forte vento spingermi indietro, la porta chiudersi e sulle maniglie ad impedirmi di riaprirla una lastra di legno con dei nomi e delle date. Il vento soffiava e non riuscivo più a riaprire la porta, il rumore divenuto latrato mi spaventava, iniziavo ad avere l'impressione di esserci già stato, riconobbi la sensazione che di lì a poco mi assalì, quella di una presenza oscura e malefica, qualcosa di inspiegabile, non sapevo più che fare quando guardai a sinistra e vidi una scena molto strana. Al di sopra delle scale che scendevano nel buio più profondo c'era incavata una foresta, con un orrenda quercia dalla forma strana, l'intero tronco avvolgeva qualcosa. Mi accordi che l'albero si muoveva e dal tronco improvvisamente due occhi scuri mi fissarono, mentre capii cosa avvolgeva il tronco, un corpo, quello di una donna senza vita. Sentii allora ancora più forte quella presenza, il suo latrato era sempre più forte, allora vidi la quercia che cambiò lo sguardo, da penetrante e folgorante a impaurito e piano muoversi verso l'oscurità, sentii il vento nuovamente spingermi verso l'uscita, guardai allora la porta e capii cosa c’era su quel pezzo di legno, erano nomi, date di qualcosa che mi ritornava alla mente, donne e ragazzi morti, date di nascita e di morte, d’improvviso i latrati ebbero un volto, scuro e cattivo, un essere alto più di due metri che con voce profonda, rauca mi disse:”Allora sei tornato”. Mi spaventai, ma come, mi conosceva, non sapevo dove scappare, un lucido ricordo riaffiorava alla mente, una data non scritta, il mio nome e la mia data di nascita, cercai di spaccare quella specie di lapide, l’afferrai mentre il vento soffiava sempre più forte, non sapevo più cosa fare. Sentii allora un qualcosa prendermi ed alzarmi da terra, allora strappai quel pezzo di legno, rivelando le maniglie sino ad allora celate, tirai la porta a me ed allora il vento scomparve, il silenzio s’impose, solo il mio cuore a battere forte, mi sembrava il suono di mille tamburi. D’improvviso mi sentii cadere, lasciato da quella presa dalla forza immane, finii per terra, dove riaprendo gli occhi compresi. L’arcata aveva ceduto ed i gargoyle m’avevano quasi rotto la testa. Ero finito al piano inferiore, dove scene di un vecchio teatro mi circondavano. La scala era in salita e non in discesa, forse qualche momento di lucidità l’avevo avuto, stavo davvero male. Non solo per il mal di testa ma anche nel mio animo. Sentirmi dire che ero tornato mi dava una strana sensazione, perché effettivamente sentivo di conoscere quel posto, chi lo sa, forse un giorno c’ero stato, ma qualcosa aveva cancellato quell’orribile ricordo.
L'inizio... è sempre qualcosa di complicato, ci sono troppe idee o poche e tutte ti riempiono la testa senza un'indicazione. Si spera sempre di riuscire ad esprimere qualcosa che dia un po' di vento al volo di persone in cerca di un qualcosa che si sentono mancare. Si scrive cercando di esprimere se stessi, di svuotarsi negli occhi degli altri, di ricevere consensi ai propri pensieri, di ricevere critiche costruttive, di sentirsi vivi. In questo blog spero di lasciare idee, spunti ed emozioni per il volo di altri.
Il mio volo inizia qui, solo col sogno di emozionare...
Un verso, cento sogni
mille vite ed un sol dolore
non averti qui
sentire musiche lontane
voci d'amanti
vedere sinuosi gesti
baci intensi
ed essere solo un alito
un alito di vento
una brezza che ti sfiora
felice d'aver colto
anche solo per un attimo
il tuo estasiante profumo.




